l'irrisolto

mi sono messa a studiare ma fatico un po' e ho capito che mi manca scrivere, vorrei tornare a farlo, tornare a dire. non diari e lamentazioni - è vero, mi lamento spesso - ma altro.

avevo un blog, si chiamava: diario di una bambina che voleva diventare ultras. io non so che senso avesse quel nome, so che un giorno, a quattordici anni, mi sono messa su un aereo con mia madre e sono partita, sono atterrata a heathrow, sono diventata un'altra: ero la bambina che voleva diventare ultras. del chelsea. perché abitavo in una casa in cui si tifava molto chelsea.

non vado a londra da troppi anni - dal 2019 - il quattro gennaio mi fiondo a fare il passaporto. torno! torno, arrivo. rimarrò bloccata lì? forse, meglio, magari. a sedici anni, due anni dopo la prima (seconda) folgorazione, avevo deciso di andare a studiare a purley, a casa della mia mamma inglese, la signora che mi ospitava. non lo sapeva nessuno, solo mamma e papà, ovviamente. il messaggio è qua, mi ha dato la tachicardia rileggerlo però forse è giusto così. era il 29 settembre 2017. poi è arrivata la vita e ha deciso di infiocchettarmi un nodo alla base dello stomaco, intrecciato fino alla gola: pensavo all'idea di andar via e mi riempivo di lacrime. mi son detta: ma dove vai? ricordo che mi terrorizzava il rigido inverno inglese: l'incubo ricorrente era rimanere bloccata in casa con la neve fuori. una roba paranoica e cretina, una scusa stupida: semplicemente, non volevo più andar via. quando il desiderio si è fatto concreto ho detto no, non reggerei. dal cielo è planato altro, e io sono rimasta a bari, io in terra, io in apnea. sono stata bene. benissimo. ma non è il momento di dirlo.

questo post è psicoanalisi. è tutto psicoanalisi, ultimamente, perché mi guardo dentro, nelle zone balorde in cui sono spatriata, irrequieta, irrisolta, ostinata, ossessionata. che travi che sa dare la vita, mannaggia eh?

ho finito di vedere strappare lungo i bordi di zerocalcare, che è pieno di grumi bellissimi e molto dolorosi che ci riguardano, tipo:

• la teoria dei fili d'erba: https://www.youtube.com/watch?v=07Y7nVszxy4 "ma non ti rendi conto di quanto è bello? che non porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d'erba in un prato? non ti senti più leggero? (...) - c'era qualcosa di incredibilmente rasserenante nell'essere solo un filo d'erba, che non faceva la differenza per nessuno e non aveva la responsabilità di tutti i mali del mondo."

• – La cicatrice non passa, è come una medaglia che nessuno ti può portare via. Così, quando Zeta è grande e ormai il principe non gli fa più paura, si ricorda che ha vissuto, che ha fatto tante avventure. Che è caduto e si è rialzato. – Ma perché non passa? – Perché è una cicatrice, se andava via con l’acqua era un trasferello. È una cosa che fa paura, ma è anche una cosa bella: è la vita.

e insomma stiamo qui, in questo ballo. con le cicatrici e i cassetti che non si chiudono perché sono ingolfati. fili d'erba, nodi dell'arazzo.

c'è una canzone di kanye west di trentaquattro secondi in cui dice in continuazione: i miss the old kanye, e altre cose. i miss the sweet kanye. at that time, i liked to meet kanye: https://open.spotify.com/track/5CGS4UovzA7ftCJkLVXQju?si=cf0bb9ca12d24937

e non credo sia stata concepita una roba sentimentale, e i veri intenditori mi bacchetteranno, per questo, però ecco. i miss the.

tornerò a londra. 

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