c'è il mare a milano?

ieri sera con valeria parrella dicevamo questa cosa del mare, di quanto per noi che al mare ci siamo nati sia rassicurante sapere che lui se ne stia lì, da qualche parte, molto vicino, placido e sorridente. io non vivo a bari, ma dai quattordici anni per me il sabato sera è sinonimo di 'andare in centro', e spesso, molto spesso, passeggiare sul lungomare. e poi sono nata a luglio, nel duemiladue, e ad agosto ero già nella casa dei miei nonni materni, sulla costa abitata dai trulli. da allora, ogni anno sono tornata a bagnarmi in quelle acque lì. 

trasferirmi a milano, spatriare, è stato un sacrificio per molti aspetti. ad aprile ne ho scoperto uno sorprendente: il mare mi mancava moltissimo. l'inizio della stagione primaverile è coinciso con l'arrivo caldo torrido e terribile, e uno straordinario profumo d'estate anticipato. non dimenticherò mai, ne sono certa, il momento di grande delusione - forse un po' infantile - in cui mi sono resa conto del fatto che avrei potuto vagabondare all'infinito nella città bollente: non avrei mai trovato una spiaggia, la sabbia, l'acqua salata. 

valeria ha detto: è l'orizzonte che ti frega. sono d'accordo con lei, perché l'orizzonte mi incanta da sempre: è tutto là, all'infinito. tutto conservato in quella linea che non è fine mai. la possibilità di immaginare, l'impossibilità di capire. quel naufragio dolce di cui scriveva leopardi. 

in un saggio molto bello che ho letto tempo fa, Corrado Bologna parlava dell’amechanía, "l’immobilità stuporosa di Alessandro Magno dinanzi all’enigmatico Nodo di Gordio che gli impedisce a lungo di riconoscere l’arché, l’origine e il principio del filo, quindi di adempiere il proprio destino". molto del mio rapporto con l'orizzonte sta in questa parola bellissima. e credo anche quella sensazione di delusione strana che mi ha colta mentre passeggiavo in zona porta romana, a maggio.

(quel giorno, a casa mia, c'era questo bagno di luce qui. chissà perché dico 'bagno di luce'.
conosco un posto nel mio cuore, anzi due, dove tira sempre il vento, per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento.)







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